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Sinossi estemporanea di una mattina iniziata cadendo dal letto

A coronare il mio ultimo giorno di lavoro, un sontuoso ritardo di 45 minuti mi permette di vincere anche per quest’annata la Palma d’oro dei Minchioni. Strada facendo, scuoto la testa sconsolata nel vedere le mie occhiaie camminare da sole riflesse nelle vetrine, e penso che é sempre peggio. Ogni mattina sempre peggio.

Prima almeno la sveglia suonava. L’ignoravo, ma quantomeno entrava a far parte del mio stato subcosciente. Ero consapevole della mia inaffidabilità nell’ignorarla. E la primissima frase d’approccio mattiniero al mondo non era un’eclatante bestemmia.  Sono certa di un complotto, dal momento che la puttana ha iniziato a suonare alle 10.32. A cosa mi servi, bruttissima stronza, se suoni con due ore e mezza di ritardo? Mi schiumano le mani dalla tentazione di prenderla a colpi di scure.

E ora, due considerazioni da conversazione in ascensore:

#1_TEMPO: Ricompare un clima repentinamente estivo. Se ieri eri obbligato a uscire in giacca di pelle, ombrello e calze di lana, oggi il caldo é un immenso pollice che ti schiaccia sull’asfalto appena varchi la soglia di casa. E poi ci si stupisce se una affezionata bronchite cronica non ci vuole lasciare.

#2_CALCIO: All’indomani di una rovinosa sconfitta calcistica, serpeggia un tacito accordo tra la popolazione franca a ignorare per obnubilare gli accadimenti. Abbiamo giocato? Ieri? MMh NO, non mi sembra. Scusa, ora devo correre a /spazzare la canna fumaria/chiedere consiglio al chinoterapeuta/scaricare la discografia di Julien Clerc.

Nota di Corollario: Vuoi sopravvivere agli afrori di una massa umana accalvallata su sé stessa in un vagone di metropolitana quando ci sono 30°?  Una grassa ditata di questo sotto le narici:

E sembrerà di stare sotto un fresco bosco di eucalipti dove puoi anche fare ciaociao al koala che ti fissa con quei suoi due imperscrutabili buchi neri.

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