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atti costruttivi

Sognare di osservare la punta di un proprio capello e scoprire che é costituito di piccole, opache pietre nere denuncia -secondo un’interpretazione coerente con l’uso che faccio delle mie giornate, ossia votato al costruito- desiderio di concretezza.  In studio un largo vassoio bianco si proietta dalle mensole d’ingresso credendosi un’acquasantiera, forse é li’ che offre il suo marasma di cartoncini d’invito come acque benedette  in attesa di aspergete le dita di qualche devoto, che prontamente si farà il segno della croce  “Nel Nome di Wright, Mies e Tadao Ando”.

Sospetto che Ikea sovietizzi le nostre case, meglio dunque un mobile su misura, ancora meglio, concepito e costruito da me medesima. Il disegno più riuscito é sul retro di un etichetta di Leffe.  Considerando che il 70% dei lavori in questa casetta é stato finalizzato con successo grazie al fatto di aver delegato qualcun altro per farli, mi spinge a optare per un minimalismo discreto. Che poi é un modo figo per dire che mi accingo a costruire delle cazzo di mensole. E so che é l’inizio della fine.  Quando pitturo un mobiletto la casa si trasforma nella rappresentazione in miniatura del bombardamento di Dresda. E mi allontano e osservo lo stato di fatto con lo stesso ghigno e distacco degli aviatori dopo aver sganciato l’ultimo bolo esplosivo.

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reminiscenza #3 – il bagno è in fondo a destra

Entri dalla finestra del secondo piano e accedi alla Grande Sala.
Di fronte a te il suolo é vuoto.
Più che vuoto verrebbe da pensare scarnificato, visto che se vuoi attraversarlo puoi giocare a fare l’equilibrista sulle travi IPE 300, tipo Indiana Jones che sfida in burrone verso il Santo Graal.
Valuti cosa fare, respiri,e decidi di passare.
Tu 1 – Forza di gravità 0, ma vedere l’operaio che sogghigna delle tue vertigini un po’ ti fa girare il cazzo.
Un motto d’orgoglio ti spinge cosi’ a sfidare il corridoio pieno di insidie, culminante in un trivio: di fronte a te, cavalieri con armi lanciafiamme saldano giunti d’acciaio. Di lato, una scala verso l’infinito ti ricorda che in fondo sei un po’ superstizioso.
Dall’altro lato il passaggio é stretto e la pittura fresca gareggia contro tavolacci troneggiati da molossi che ruotano con la grazia di majiorettes scudi di controsoffitti in legno dagli angoli affilatissimi.
Decidi per la terza strada, usando la pozione rimpicciolente e scivolando silenziosamente verso il passaggio segreto che l’oracolo ti ha indicato sulla mappa.
Attraversi questo nuovo spazio zigzagando tra il lunghi bracci dell’aerazione che dal soffitto si slanciano per accarezzarti le gote.
Entri nella sala del Testimone e improvvisamente rimani abbagliato da luci intermittenti che giocano a creare visioni allegoriche. Il verde é quello che gli occhi dimenticano per ultimo.
Vieni intercettato dal Questuante Meccanico che ti pone un indovinello :
Quale di queste mille sfumature meglio adempierà le velleità del Re?

All’università non mi hanno mica mai detto che per sopravvivere ad un cantiere bisognava essere specialisti di libri game (*).

(*) = Gli ingegneri celano al mondo uno sconfinato senso dell’umorismo mascherato da disarmante e illogico rigore. No davvero, senza scherzi.

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