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una risata vi seppellirà (o anche: come sopravvivere ai tempi del lavoro brutto)

viuuleeenza

Mai avuta la sensazione di sentirsi una pentolaccia di merda appesa sopra la testa e rendersi conto all’improvviso di avere in mano una mazza chiodata che stai agitando inconsapevolmente e vorticosamente?

Questo é più o meno quello che si prova in un ambito lavorativo A.T.S.M (Alto Tasso di Scassamenti di Maroni). Tutti più o meno durante gli anni universitari abbiamo fatto  lavoretti del cazzo, e pensavi “ma  non é poi cosi’ male l’ambiente lavorativo” passando con una piroetta la bottiglia di gin al barman che la prende con la lingua e ne versa direttamente un bicchiere. Io ad esempio ho imparato a mettermi le lenti a contatto cosi’. Ora me le metto al volo lanciandole in aria e facendole compiere un doppio carpiato. Ma comunque. Finiti gli anni d’oro, sostenuta tesi e affisso l’agognato pezzo di carta nel pezzo di muro che più si merita, ossia quello sopra la tazza del cesso, puo’ capitare di entrare nel mondo del lavoro. Quello vero, quello  brutto. Il tuo entusiasmo da novizio si spegne nel momento in cui sorprendi il tuo superiore a pasteggiare con pasticconi di antidepressivi talmente grandi da spezzarli col ginocchio, nel momento in cui, dopo manciate di diottrie consumate davanti allo schermo del pc (direttamente proporzionali alle notti in bianco dedicate a finire consegne urgenti –un giorno poi bisognerà teorizzare il concetto di urgente in architettura) ti trovi a tirar fuori dalla busta di fine mese un assegno che esplode in un pianto di disperata vergogna, nel momento in cui, come se non bastasse, ti accorgi che quelli che  dovrebbero essere compari solidali stanno invece scrutando la tua schiena per studiare bene dove conficcare lo stiletto.

Passa cosi’ un anno, ora lavori con dedizione decisamente più ponderata, apri pure un blog. Ad un delizioso “perdinci mi si é bloccato autocad” sostituisci un ringhiante “Se non riparti, computer di merda,  ti violento gli ingressi usb a colpi di tastiera”.

E poi un giorno ecco la sensazione della pentolaccia. La merda é li’, sopra di te, aspetta solo un tuo passo falso. Ti senti solo con la tua ciambella, annaspante in una vasca di squali.

Qualcuno di voi si ritrova in tutto cio’?  

Bene.

TA-DAA !

Ecco, se non la soluzione, qualche consiglio proveniente da lontano. Come nuotare tra gli squali é una brillante metafora ottocentesca, scritta da un illuminato che era allo stesso tempo discendente di Voltaire e antenato di Cousteau –davero davero.

Leggete e siatemi grati in eterno.

 

 

 

 

 

 

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