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dissero:

Oknov: No, lasciatemi! …Lasciatemi! Lasciami… Ecco cosa volevo fare!

Strjuckov e Motyl’kov: Che orrore!

Oknov: ha-ha-ha!

Motyl’kov: Ma dov’è Kozlov?

Strjuckov: Si è infrattato tra i cespugli.

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Arrivi: familiarizzare con i proprietari

Poi Gilles allungandomi il roquefort mi dice

Sai, ho capito che eri la persona giusta per abitare qui dopo che mi hai parlato della tua tesi di ricerca, sulla simbologia religiosa in architettura

Che?! no no aspetta hai capito mal

E mi sono detto che un giorno con più confidenza avremmo avuto la conversazione di due o tre ore che avremo adesso  perché -estrae rettangolo metallico scodinzolante da una cordicella attorno al collo- anche il tuo mestiere non é casuale

Uhm? Sembra una stella  ma poi che cazzo centra l’architettura col satanismo?

Massoneria

‘orcoboia ma allora quando soprannominavo mentalmente la vostra pargoletta scalciante  figlia del demonio non c’ero proprio distante

Cara, massoneria non satan

Ma certo, ora capisco! E’ lei che gestisce tutto,  la piccola stronza é il demonio!   Immagino sia troppo tardi per rivedere il contratto di tre anni che ho appena firmato, non vorrei mai trovarmela camminare a carponi sul soffitto del pianerottolo.

Rientrando *sono spiritosi, apprezzeranno sicuro* non ho potuto non spedirgli

Senonché  sta mattina al risveglio un terzo occhio onniveggente apriva le sue palpebre  in mezzo alla mia fronte, abbracciando  col suo sguardo le bianche pareti della stanza.

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partenze – atto II

La seconda tappa prevede una  parte in  “Avventurati una notte nella casa degli spiriti”.

Casa vuota, un rumore sordo e cigolii lontani. Poi silenzio e solo il risonare  di tacchi sul selciato. Ogni cosa riporta ad uno scenario di horror codificato.

L’odore dolce e presente che respirano queste pareti induce a fantasticare su una presenza, femminile e romantica.

In pratica mi sto talmente autosuggestionando che vedo il mio fiato condensarsi e ombre che giocano nei riflessi irregolari dello specchio dalla cornice, bianca come tutto il resto, posata sul camino.

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Annoda la mala donna *. Ore 23:32.

Settimane delle cause perse. Mancato a spettacoli degni di nota.

Islands, rivelazione di questa sera di raccoglimento e risoluzioni volitive. A furia di voler dimostrare a se stessi di saper essere in tempo, si viene colti dalla tipica ansia da applauso affrettato. Quell’entusiasmo da concerto nel battere le mani alla fine di un movimento, e accorgersi troppo tardi che alcune teste canute si stanno già voltando stizzite a sputazzare un « sschhhh ! ».

Mangiatore di spade. Ospite nella casa parentale e raccoglitore di premi Ig-nobel.  Ecco, questa storia degli Ig-nobel mi ha incuriosito. Cercando, è emerso che il premio é stato istituito nel 1991, ma pare che l’annata migliore risalga al 2005, quando a cinque ricercatori di varie Università di Biologia, dalla Svizzera al Giappone, è venuto in mente di annusare  131 specie di rane per controllare se il loro odore cambiasse in condizioni di stress. Li hanno eguagliati forse solo i loro colleghi chimici: nell’ Università del Minnesota hanno verificato sperimentalmente se si nuota più veloci in una piscina piena d’acqua o una di sciroppo (pare che sia lo stesso). Evidentemente tra questi scienziati gira della droga buonissima.

Il libro di Scrittore. Scrittore è bisbisnipote di Zolà. Emile. L’abbiam pigliato per il culo per mesi, e lui ci rinfaccia con un manoscritto stupendo.

Dice di scrivere come una ragazza di 26 anni.

Scrittore. Sembri un personaggio di Barry Lyndon però pelato.

E lui *SBLAM* ti sbatte lì  un gioiellino in anteprima, pagine in rosso e nero che si stropicciano in borsa e stanno diventando umidiccie.

Presenziato a spettacoli degni di nota.

Mogwai in luce blu che ti porta via. E qui la si può rivivere quasi per intero. Certo, si perdono gli effetti di raggi luminosi che si riflettono sulla pelata di chitarrista torello, creando un campo d’ombra nettissimo sopra di lui, o che si posano a intermittenza sui padiglioni auricolari di bassista (?) facendolo assomigliare terribilmente ad una decorazione natalizia. Fossi in loro prenderei il tecnico delle luci a tastierate in fronte per poi esporlo al pubblico ludibrio.

Domenica sera di foto in notturna. Sette e trenta, Champs Elysées, traffico e vetrine accese. Fare foto è in realtà un’indagine sociologica sulle reazioni passeggere di sguardi fronte ad un oggetto che solletica narcisismo o diffidenza.

Aspettate un vip?

Oh! Un palazzo! Non l’avevo mai notato.

*leggere al contrario per credere.

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Paladini dell’ipocondria

Quanto a malanni, in casa mia non c’é mai stato spazio per autocompiacimenti. Senza il minimo adito alla ricerca di cause e concause dei nostri mali, fin da piccoli siamo stati educati alla silenziosa sopportazione del dolore, basti pensare che la prima parola che dissi non fu “mamma” ma “Zenone di Cizio”. Nel corso degli anni queste pratiche si fecero particolarmente formative.

Papà, papà! Mi sono sbucciata il ginocchio!

Il ginocchio? Impugna questa lama incandescente, premila contro la ferita e dimostra d’essere un uomo.

Ma ho 5 anni e sono femmina

IMPUGNALA!

Poi un giorno ho scoperto il mondo degli ipocondriaci, che scateno’ in me quel sospettoso stupore un po’ come all’acquario di fronte alla riproduzione di due murene. Il fatto é che sono persone più o meno insospettabili, che accudiscono e nutrono con cura quel tarlo che zappa inesorabilmente sottili canalini di autocompatimento e paura nei loro cervelli. Ne ho incrociati svariati ed eventuali, passando da Mister tac_al_cervello a causa di una sensazione di contaminazione da mucca pazza,  fino ad arrivare a Monsieur mi_piace_decisamente_sentirmi_pat-pat_sulla_spalla.

Monsieur esordisce un giorno dicendo di avere l’acqua nella rotula *ma tu guarda! se ci appoggi l’orecchio senti il rumore del mare* – e te lo vedi sul divano, espressione serissima, a farsi impacchi di spinaci surgelati.

Poi un altro giorno si punge l’occhio con una foglia di oleandro (!), pianta universalmente rinomata per provocare, durante tutta la settimana a seguire, scosse elettriche lungo la colonna vertebrale.

Un’altra volta lamenta febbre a 40 e tonsille che competono con lo Zeppelin -accendendo una sigaretta col mozzicone di quella precendente, per poi inorridire con un urlo da esorcizzato di fronte ad un braccio teso che offre un pericolosissimo bicchiere di effervescente vitamina C.

Non mi resta che sedermi comodamente sul bordo del fiume e aspettare che John Rambo passi in canoa e, facendosi largo a pagaiate tra i cadaveri dei nemici, venga a salvarmi.

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Inshallah

Realtivo e sorprendente fare due chiacchiere col tassista per ingannare il tempo, e vedersi regalate massime di vita da aver l’impulso di frugare nella borsa per inciderle sulla prima superficie scrivibile.

Ad un mio banale “Che serata calda. Prevedono bello per i prossimi giorni?”

Risponde “Ah, ma signorina, questo nessuno lo può sapere. Vede, fa parte delle cinque domande a cui l’uomo non può rispondere. la prima é Quanto guadagnerai domani? la seconda Tuo figlio sarà un maschio o una femmina? la terza Quando morirai? la quarta Dove morirai? e la quinta Che tempo farà domani?”

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un mercoledì mattina come un altro

In cantiere.

Un mastodonte meticcio tutto fisico e dredlocks sta forgiando a colpi di macete una libreria pensile di due metri per tre. È  enorme, ogni muscolo esprime sudore e forza bruta, se lo incontrassi di notte per strada credo che cercherei  la via di fuga in un tombino o in un bidone della spazzatura.

Stiamo facendo un giro di minuziosa ricognizione scrutando autisticamente ogni pertugio in cerca di sbavature da rinfacciare agli ingegneri. Vedi anche: come dare sfogo al proprio sadismo. Ci accorgiamo che la base d’appoggio su cui Mastodonte sta facendo leva è una preziosa botola al suolo attraverso la quale passano cavi elettrici e fibre ottiche.

La mia reazione spontanea *Ehm.. si, scusi.. buongiorno signor operaio.. vede, quello che lei in questo momento sta facendo non è propriamente conforme alle norme di sicurezza, e se per puro caso uno di questi fili blu dovesse danneggiarsi, beh, ecco..sarebbe un po’ un pasticcio..* viene stroncata sul nascere dalla reazione esplosiva dell’ingegnera:

“Oh ma porcuddao minchione sei sopra i miei cazzo di cavi prendi la tua libreria e levati dai coglioni due metri più in là”

Penso. Siamo spacciate. Ora Mastodonte si alzerà dalla sua posizione di discolbolo incatenato alla condizione di operaio, e strappando le catene con la forza che solo un atto di esasperata ribellione puo’ provocare, esploderà in un rutto roboante e ci urlerà che noi turisti di cantiere e le nostre cazzate possiamo andarcene affanculo e scomparire dalla faccia della terra, che fa del suo meglio, che lui è comunque un essere umano con la sua sensibilità. E a quel punto ci ucciderà a colpi di belino.

Mentre, in previsione del peggio, sono già all’interno di un cassero e mi sto colando una mano di cemento per far perdere tutte le tracce di me, Mastodonte dà una prova di vero e autentico fair-play.

Alza lo sguardo -calmo, neanche un’ombra- SORRIDE, prende i suoi attrezzi e si sposta due metri più in là.

Basita, penso che ha guadagnato tutta la mia stima. Però darei in cambio il mio elmetto blu per sapere che cosa mai abbia mangiato a colazione per avere una simile padronanza delle proprie espressioni facciali.

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