Oggi è uno di quei giorni in cui sembra di vivere in un’ eterna domenica.

Svegliarsi con quella lieve apprensione ricordandosi di avere impegni diversi dal solito, poter percorrere l’autunno bagnato del parco a fianco a casa, parco dalle colline rosse di generazioni sparse di foglie morte. Oggi ho un appuntamento con la burocrazia.
Ufficio imposte.

Mi avvicino all’ufficio col cuore stretto attorno alla cartellina arancione, mi sento un pentito che varca la soglia di una caserma per sfogare una confessione sincera e contrita.

Sono venuta per costituirmi.
Avete cinque minuti monsieur? Allora sedetevi e non mettetevi le mani nei capelli.
Con un po’ di pazienza le mettiamo a posto, queste fatture di un anno. Si tolga quello sguardo da chi pensa che volessi fare la solita italiana furba di fronte al fisco. Non sono venuta prima perché non sono imponibile, monsieur, guadagno troppo poco per voi francesi che vi intenerite per l’ingenuità con cui noi stranieri ci facciamo prosciugare tempo e molte molte forze.
Sì, sono qui perché voglio diventare un numero provvisorio che si trasformerà presto, spero.

A casa Sanna ha tagliato da una cartolina la parte su cui Mc Cain è disegnato gettandola simbolicamente nella spazzatura.
Obama adesso domina la cucina svettando tra i magneti del nostro frigo.
La porta di casa è sempre aperta, e il cortile è invaso di biciclette.

Ieri, a cantiere finito, raccolgo stralci di umanità girando per gli uffici e chiedendo agli impiegati nei cartoni del trasloco come ci si sente, di che hanno bisogno.

Vuole che le tolga il polistirolo dalla spalla madame?
No grazie, faccio da me. Però di lampade da tavolo ne voglio quattro. Il mio ufficio è a nord e io porto occhiali spessi.

I simbolini donnine omini e sedie a rotelle sono stati diligentemente attaccati sulle apposite porte dei cessi.
Direi che era un po’ destino finire così, mettere la ciliegina sulla mia storia di cessi. I miei affezionati cessi dagli schermi integrati, dai lavandini infiniti, blocchi d’ardesia e getti d’acqua cromoterapici. Sicura che mi mancheranno un po’.

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6 commenti

Archiviato in cieli bianchi

6 risposte a “Oggi è uno di quei giorni in cui sembra di vivere in un’ eterna domenica.

  1. LORENZO

    ciao bellezza! ti mando un saluto e un bacio da qua (il blog), mi sembra, nonostante tutto, uno spazio piu’ intimo…sono felice, finalmente le cose stanno andando per il meglio ma ne parleremo quando ci vedremo…anche se probabilmente saremo sempre lontani non dobbiamo dimenticarci di tutte le belle cose che ci hanno unito e che abbiamo condiviso.

  2. esule nuotatrice

    mi manchi, ci vediamo appena gestisco la disinfestazione ma… volevo segnalarti un piccolo lapsus. Paragrafetto 2, linea 2.

  3. radioavril

    Tesoro, intimo tra te, me, e tutto l’universo della rete.

    Rivisto e corretto, mia cecchina di défaillances adorata preferita, (la risposta che avrei voluto darti era: “effettivamente era un lapsus piuttosto glande!”, ma poi ho pensato che la famiglia bazzica da queste parti)

  4. LORENZO

    …sarà l’età che avanza ma non ho capito lo stesso…poi mi spiegherai!

  5. radioavril

    ma com’è che non capisci mai un belino di quello che scrivo?!

  6. LORENZO

    dimenticavo! dovresti allora ascoltare la canzone di morrissey che s’intitola appunto “every day is like sunday”….. bellissima!

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