Recupero sul tempo perso e iniziero’ da un giorno di febbraio, in cui ho sperato chiudendo fortissimo gli occhi e i pugni che qualcuno fermasse i lavandini.
Oggi ho lavorato per 19:07 ore consecutive. Pur avvicinandomi da tempo a questo jackpot, oggi credo di aver sfondato tutti i record. Il preludio di questo tragico destino è stato stamane, quando Monicà (capa suprema, svizzera sosia di Andy Warhol) ha esordito dicendo “Ci sarebbero due cosine da cambiare nelle piante”. E non si riferiva né all’orchidea morta irreversibilmente sulla mia scrivania, né al bambù non proprio morto ma che invoca pietà a chiunque soggiorni in terrazza per fumare una sigaretta. Erano i piani esecutivi del progetto che mi sta facendo vincere sempre più rughe di sbigottimento sulla fronte e borse sotto gli occhi da ospitare un piccolo di canguro.
Caffè.
Sigarette.
I vicini di studio hanno ascoltato in loop lo stesso cd -volume immenso- per tutto il pomeriggio. Più volte ho accarezzato il catalogo Poltrona Frau tarando il suo peso specifico nel raptus di lanciarlo contro un loro monitor. E poi una strana telefonata.
-Alò?
-Oui, alò, Monicà?
-No, Monicà non c’é. E’ in riunion.
-Ah, aveté la vocé uguale
-Ah.
-Può dire a Monicà che Isabella ha chiamato?
-Si, certo, Isabella come?
-Rossellini.
-…
Ah. Cazzo proprio l’altroieri ho visto un film di tuo padre. Guarda tua madre era veramente figa. Oh ma è vero che tuo fratello non si dice ma si sa che in realtà è culo e l’hanno beccato col fratello di Carolina di Monaco e che invece per casa tua volevi una nicchia in bagno per la doccia del cane.
Intanto i lavandini continuano a cambiare. Le tende se prendono fuoco colano catrame come goccioline di pioggia. Sono stanchissima.